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Covid-19 coronavirus – Piani vaccinali aziendali e misure per la salvaguardia dei dipendenti in Italia

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Livio Bossotto

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15 aprile 2021

In data 6 aprile 2021 sono stati sottoscritti, tra il Governo e le parti sociali, il “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/Covid-19 negli ambienti di lavoro” nonché il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro”.

Il “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/Covid-19 negli ambienti di lavoro” (disponibile qui) aggiorna e rinnova le misure di prevenzione emergenziali già previste nei precedenti protocolli sottoscritti dal Governo e dalle parti sociali in data 14 marzo 2020 e 24 aprile 2020. Tale protocollo conferma le misure già contenute nel precedente Protocollo del 24 aprile 2020, in materia di organizzazione aziendale e ingresso dei dipendenti, turnazione dei dipendenti, divieto di riunioni in presenza, dispositivi di protezione individuale, gestione degli spazi comuni, sorveglianza sanitaria e gestione delle persone sintomatiche. D’altro canto, oltre a introdurre modifiche formali e terminologiche – quali, ad esempio, l’utilizzo dell’espressione “lavoro agile” al posto di “smart working” – il nuovo protocollo prevede rilevanti novità, in particolare, in merito:

  • alla riammissione al lavoro dopo il contagio: viene previsto pertanto che il lavoratore positivo oltre il ventunesimo giorno sarà riammesso a lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario;
  • all’obbligo per tutti i lavoratori di indossare le mascherine chirurgiche o dispositivi di protezione individuale in tutti i casi di condivisione dei luoghi di lavoro, al chiuso o all’aperto, salvo nel caso in cui il lavoratore svolga la propria attività in condizioni di isolamento;
  • all’eliminazione delle limitazioni alle trasferte nazionali ed internazionali e all’obbligo per i datori di lavoro di collaborare con il medico competente e il RSPP al fine di valutare il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta previste, nazionali ed internazionali, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione.

Il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro” (disponibile qui) è invece volto a contribuire alla rapida realizzazione del Piano vaccinale anti SARS-CoV-2/Covid-19, al fine di rendere più sicura la prosecuzione delle attività commerciali e produttive sull’intero territorio nazionale, accrescendo il livello di sicurezza degli ambienti di lavoro. Le misure di tale protocollo sono dunque finalizzate a realizzare l’impegno delle aziende e dei datori di lavoro alla vaccinazione diretta dei lavoratori che, a prescindere dalla tipologia contrattuale, prestano la loro attività in favore dell’azienda. Le vaccinazioni in azienda potranno riguardare anche i datori di lavoro o i titolari.

In particolare, tale protocollo prevede, in capo al datore di lavoro la possibilità di manifestare alle autorità sanitarie competenti – indipendentemente dal numero di dipendenti occupati – la disponibilità ad attuare piani aziendali per la predisposizione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid-19 nei luoghi di lavoro destinati alla somministrazione in favore dei lavoratori che ne abbiano fatto volontariamente richiesta.

Nel corso dell’elaborazione di tali piani aziendali di vaccinazione, il datore deve assicurare la collaborazione ed il confronto con il Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole contenute nel Protocollo del 24 aprile 2020, ovvero con altri organismi aziendali previsti nell’ambito dei Protocolli di settore, tenendo conto della specificità di ogni singola realtà produttiva e dei rischi di contagio connessi.

Tali piani aziendali dovranno essere poi proposti dal datore di lavoro all’azienda sanitaria di riferimento, nel pieno rispetto delle indicazioni previste dal protocollo medesimo e dalle eventuali indicazioni specifiche emanate dalle Regioni e dalle Province Autonome per i territori di rispettiva competenza. Il datore deve anche indicare il numero di vaccini richiesti per le lavoratrici ed i lavoratori che desiderano volontariamente sottoporsi alla vaccinazione.

Viene poi specificato che i costi di realizzazione e gestione dei summenzionati piani aziendali, ivi inclusi i costi per la somministrazione, sono interamente a carico del datore di lavoro, mentre la fornitura dei vaccini e dei dispositivi per la loro somministrazione resta a carico dei Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti.

Con riferimento alla raccolta delle adesio ni dei lavoratori interessati alla somministrazione del vaccino, le relative procedure dovranno essere realizzate e gestite nel pieno rispetto:

  • della scelta volontaria rimessa esclusivamente ai singoli lavoratori,
  • delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza e
  • della sicurezza delle informazioni raccolte, prevenendo inoltre ogni forma di discriminazione dei dipendenti coinvolti.

In alternativa alla summenzionata modalità di vaccinazione diretta, il protocollo prevede inoltre che, i datori di lavoro possano concludere una specifica convenzione con strutture sanitarie private in possesso dei requisiti per la vaccinazione, con oneri a proprio carico, ad esclusione della fornitura dei vaccini. Allo stesso tempo, i datori di lavoro che non sono tenuti alla nomina del medico competente ovvero non possano fare ricorso a strutture sanitarie private, possono avvalersi delle strutture sanitarie dell’INAIL. In tal caso, gli oneri restano a carico dell’INAIL.

Per ultimo, il protocollo chiarisce che se la vaccinazione viene eseguita in orario di lavoro, il tempo necessario alla medesima è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro.

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